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Non volendo sentirsi da meno del fratello E. che si è sposato a maggio, mio cugino A. ha deciso di sposarsi anche lui, a settembre.
Visto però che è troppo impegnato per venire a scegliersi le partecipazioni, le ho preparate e portate in visione alla di lui promessa sposa, direttrice in un centro commerciale.
Gli strilli di apprezzamento si sono sentiti talmente forte che la commessa del negozio a fianco è corsa col telefonino pronta per chiamare il 118...
I parenti, si sa, uno non se li sceglie. Quelli sono e quelli ti prendi. E gli vuoi anche bene. Anche se per sposarsi scelgono l'ultima di campionato.
Non UN'ultima, ma L'ULTIMA.
Quella che se si fosse perso non ci si sarebbe ripresi neanche fra dieci anni. Ma al cugin non si comanda e, Baby assente giustificatissimo, ho partecipato alla festa di E. e M.
Alle tre del pomeriggio la sala del banchetto è diventata una carta del risiko. Interisti a sinistra, parroco compreso. Milanisti a centrodestra (e come ti sbagli?). Juventini, a gufare, in ordine sparso.
Quarantacinque minuti di passione, i più tecnologici attaccati agli auricolari dei telefonini-radio. I meno tecnologici (tipo me) attaccati alle espressioni sempre più sconfortanti dei commensali che con cenni disperati scuotono la testa, sull'orlo del baratro. Poi l'intervallo. E la tragedia.
Angoscia.
Terrore.
Disperazione.
Il duo deputato all'allietamento degli ospiti intona “Io vagabondo”.
Panico.
Non è possibile - mi autoconvinco - non può essere che per i Nomadi salta una stagione. Stavolta la jella non funzionerà. Oltretutto questi due cantano da cani. E poi, credenza per credenza, abbiamo il prete dalla nostra...
Ricomincia. Ancora attesa e pulsazioni impazzite.
Poi uno caccia un urletto soffocato (dal timballino di funghi) "G-H-O-L-L-L!" e a seguire un boato.
Il parroco urla: "Fermi, fermi! Aspettiamo il triplice, aspettiamo il triplice...".
Al secondo gol dello "squalo" Ibrahimovic non ci teniamo più. Il parroco balla con tutti, si è formato un trenino spontaneo per i tavoli che al confronto brigittebardòbardò/brigittepejòpejò non è niente.
Al "triplice" i tifosi invitati al matrimonio e quelli delle due comunioni al piano di sotto si fondono in grida di festeggiamenti che - a parer mio - si sono sentiti fino in Ucraina. Baci e abbracci e brindisi (dopotutto era un matrimonio) e foto-ricordo da mettere su youtube nella rubrica "Facce da Inter".
Parte la sfilata in sala, con sventolio di cravatte blu e giacche nere. Il parroco capofila ogni volta che sfiorava uno juventino gli diceva "Su su, che hai vinto la classifica capocannonieri... E non dire parolacce che ti sento...".
In tutto ciò nessuno, neanche i parenti stretti, si è più curato degli sposi, che zitti zitti sono sgattaiolati via alla chetichella.
—————
P.S.: Ho ritrovato Baby solo a sera tardi, con indosso la maglia di Balotelli, felice come un bambino e totalmente senza voce.
P.P.S.: Se canti da schifo "Io vagabondo" non attacca.
Zio T.: «Ciao Tappe'... Anche tu qui?»
T.: «Eh, beh... la messa in suffragio di zio M....»
Zio T.: «Senti, ti incarico ufficialmente... Semmai dovessi morire...»
T.: «Ma che dici?»
Zio T.: «No, no, ascolta... Semmai dovessi morire, io non voglio né messa, né fiori e men che meno i canti della chiesa...»
T.: «Vabbè, me lo segno... Magari se scrivi due righe poi zia e cugino non avranno da ridire...»
(entrano in chiesa, inizia la funzione accompagnata dai canti più annicinquanta della storia, un'omelia sommessa e di una tristezza senza pari)
Zio T.: «Hai capito adesso? Posso morire tranquillo, io, se so che mi fanno una lagna del genere?»
Passo a casa dei miei, babbo va sempre meglio. Mia madre disperata in cucina, braccia sul tavolo e mani a reggere la faccia, sull'orlo delle lacrime.
Tappetta: «Vabbè, dai... non fare così... tra qualche anno si rivota e magari...»
Mamma: «Ma che me ne importa...»
T.: «?!?»
M.: «Eh... sì sì che me ne importa...»
T.: «?!?»
M.: «La tragedia vera è che quello, là, comesichiama,
Flavio lascia i
pacchi...»
...
Secondo me la notizia è un depistaggio.
Et voilà!
Tappetta: "Ma che è successo? Perché Babbo bisbiglia così?"
Mamma: “L'hanno portato sotto per la tac e le radiografie di controllo e ha sofferto parecchio..."
T.: “Ah... lettino-tavolo-lettino-tavolo..."
M.: "Eh già... Poverino... Ha dolori dappertutto... Perfino a ossicini di cui non era a conoscenza..."
T.: “Ho capito... Diciamo che sta sciorinando i riti della settimana santa..."
Babbo: “Mi porteresti lo specchio? Ne ho uno piccolo e non mi va tanto bene..."
Tappetta: "Certo... quello con il bordino rosso, sì? bene..."
B.: “E anche il pettine quello del primo cassetto nell'armadietto bianco... ho la spazzola ma non mi va tanto bene..."
T.: “Sì, certo... pettine..."
B.: “Ah, poi anche il mio bicchiere... capito quale, il mio, quello a righe giallarancio... lo sai, no?"
T.: “... mmmmsì..."
B.: “Vabbè, per ora basta... se mi viene in mente qualcos'altro ti telefono..."
T.: "Babbo, quando ti dimetteranno dovremo chiamare due ambulanze: una per te e una per le cose che bisogna riportare a casa..."
Tanto per riallacciarci al post precedente. Tutto è relativo.
Il mio babbo, sdraiato in un lettuccio d'ospedale a metà tra la pubblicità di contoarancio e le vignette della settimana enigmistica dovrebbe avere pensieri o depressivi o propositivi.
Ma io sfido chiunque nelle sue condizioni a telefonare a sua figlia (io) e chiederle "prima di venire in ospedale, passi a casa mia e scatti una foto alle due piante che oggi il vivaio ha consegnato nelle mani di tuo zio? Mica per altro, voglio essere sicuro che le abbia messe esattamente dove gli avevo detto..."
La mia famiglia non è normale.
Passo a casa dei miei. Mio padre, sghignazzando sotto i baffi, mi comunica che mia madre è vittima dell'influenza. E ha un fortissimo mal di testa, con febbre alta e vampate di calore.
Faccio capolino in camera, ma lei mi snobba, mi concede solo qualche contrariato mugugno e mi caccia in malo modo.
Torno dal genitore più sopportabile che, sempre più divertito, fa: "già di suo è nervosa, poi se ha la febbre è insopportabile, il caldo la fa sbroccare... ma quello che la sta sconvolgendo è che ha talmente mal di testa che non può vedere Sanremo..."
Abbiamo accettato. Andiamo a vedere Inter-Juve da mio fratello.
Dieci a uno che prima delle nove e mezza il divano sarà campo di battaglia. A dopo. Forse.