Finalmente! È stato troppo far dirigere il concerto di Natale al Senato da
Giovanni Allevi, e uno dei pochi grandi artisti contemporanei e nostrani è letteralmente sbottato, non ne poteva più.
Uto Ughi (di cui ho seguito, a notte fonda, le bellissime lezioni-concerto su raiuno la scorsa estate) in
un'intervista alla Stampa spiega perché, criticamente e oggettivamente,
Allevi è - di fatto - un cialtrone.
“…offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro… Un collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi“
Di Giovanni Allevi più che il sito segnalo la recensione al suo libro, in più parti, fatta da Malvestite. Questa sì, imperdibile.
C'è tutta una letteratura web su Allevi, basta cercare e sbellicarsi. Uno è Pietro Mossa: "…La musica di Allevi è “nuova” come nuovo è il piccione viaggiatore”.