
Ho letto i primi due capitoli e ho pensato: "cavolo, bravo 'sto Giordano...". Bello stile, prologo interessante, prometteva bene.
Andando avanti l'entusiasmo è via via diminuito, per una frammentazione del testo che è cominciata a risultare noiosa. Poi, quando a pagina 156 ho letto "
il cui destino chiaro è quello di coalescere in qualche punto dello spazio e del tempo", il trasporto è definitivamente cessato. Coalescere.
Non vedevo l'ora di finirla con tutta quella sequenza di atti autolesionistici gratuiti del protagonista, con l'anoressia ventennale della coprotagonista (vent'anni di anoressia e nessuno che si preoccupa? Solo il marito glielo rinfaccia una sola volta e la lascia e lei fa le scenate? Ma dai, Paolo...) e tutto il resto. Gli argomenti trattati saranno pure lo specchio della società moderna – anoressia, bullismo, incomunicabilità familiare e sociale, omosessualità – ma messi insieme in capitoli brevi, con una alternanza di frasette perfette soggetto-predicato-complemento e mezze spiegazioni fisico-matematiche, risultano scialbi e fastidiosi. Le pagine pervase di negatività – che però non è "letteraria" – non portano a niente, non lasciano niente.
Verso la fine, poi, un mezzo colpo di scena – prevedibile come la pioggia che si annuncia con il Colosseo marcatempo di colore rosa – che svanisce perdendosi da solo, nebbioso come si era formato.
Insomma, sembra un bel frullato di Bret Easton Ellis (molto Easton Ellis) con qualche goccia di King e un po' di Tamaro, di Moccia (che non guasta mai) e di qualche altro che ho riconosciuto ma non focalizzato.
Di originalità, solo qualche accenno (nello stile). Per il resto, insufficiente.
Paolo Giordano,
La solitudine dei numeri primi, Mondadori, Milano 2008. Euro 18,00.