Dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, firmato l'accordo sindacale per le spettanze, firmato la richiesta di mobilità , effettuata la reiscrizione al centro per l'impiego, chiuso i rapporti con colleghe (ex) amiche che hanno cercato di scaricare sulla sottoscritta le loro proprie incompetenze strutturali, cercato invano di contattare un ultimo collega-amico per via del famigerato bilancio della banca che ancora non trova una sua fine dignitosa, chiuso gli ultimi lavoretti, fatta la solita puntatina a Milano senza infamia e senza lode, me la merito una sana vacanza?
Ho deciso. Faccio causa alla televisione. Tutta la televisione. Mi rovina la mamma.
«Hai visto? All'isola dei famosi non c'è nessuno (di "famoso, degno di nota", ndr)... Alla televisione 'sto periodo non ci sta niente, di niente, di niente... E io non so che cucinare oggi... Manco stasera... e manco domani... Tu che dici? Che cucino?».
Secondo me, rientra nella sfera del mobbing.
«Quindi prendevate spunto... vi ispiravate alla televisione americana, all'America...»
«Beh, sì... A quel tempo sì... Sembrava che fossero più avanti di noi...»
Pietro Garinei, su Raitre
C'è sempre qualcuno, qualche collega, che in prossimità delle ferie si ricorda improvvisamente di avere sei o sette lavori urgenti da chiudere e ti chiama per implorare il tuo aiuto. Siccome questa vecchia gallina ormai si tinge i capelli da tanto tempo, le furbate le riconosce da lontano. Per questo stamattina, all'alba, ho gentilmente salutato via mail una serie di collaborazioni che prevedevano la mia disponibilità anche il giorno di ferragosto.
Piglia e porta a casa (imparate, giovani, imparate...)