Barbara D’Urso ha rinunciato alla conduzione della sesta edizione del Grande Fratello. Aperte le candidature, pare che in pole position ci sia Alessia Marcuzzi. Ma per gli aficionados non sarà lo stesso, non sarà mai lo stesso...
Quando fuori fa un freddo glaciale (sull'ordine dei 3,5°C), l'umidità regna sovrana e alle quattro del pomeriggio è già quasi notte è un piacere lavorare al calduccio del termosifone ad aria col sottofondo di Dee Dee Bridgewater e, a seguire, Weather Report. Rigorosamente mp3 suonati da iTunes.
RaiDue. Ore 20,20. Dalla sala Giuseppe Gioacchino Belli di Roma si trasmette l’estrazione in diretta dei numeri del lotto della ruota di Roma.
Il pubblico presente in sala applaude a ogni declamazione del presidente.

Dal moleskine degli appunti di viaggio:
«Il tizio in via Torino che veniva in senso contrario e mi ha tagliato la strada per guardare una vetrina di abbigliamento è stato fulminato dal mio sguardo meduseo. Meno male che ha chiesto scusa, sennò era un metro e novanta di giovanotto a tappeto sul lastricato».
Milano, 21 novembre - ore 15,30
1979/1981. Essendo io una femminuccia atipica (come, baby, "sono rimasta decisamente atipica"? uhm... dici?) invece di giocare con le bamboline e le pentoline giocavo con le figurine dei calciatori Panini. I doppioni non si scambiavano, ma si vincevano in un gioco chiamato "piattella" che consisteva nel ribaltare le figurine messe in palio, poggiate per terra a faccia in giù, con un colpo secco della mano. Quelle che si voltavano e scoprivano il giocatore passavano di proprietà . Non mi soffermo sulle tecniche di ribaltamento, ché ognuno aveva la sua (la mia era micidiale, mai un colpo a vuoto... che vuol dire, baby, “ma con chi sto io?â€... tu non hai mai giocato a piattella? embé, che vuol dire "io sono maschio"...). Il mio incubo era Celeste Pin, classe 1961, difensore del Perugia. Per ogni bustina c'era un Celeste Pin. Una croce. A metà campionato avevo più doppioni di Celeste Pin di quanti non ce ne fossero in circolazione in tutt'Italia. A fine stagione ne avevo ancora talmente tanti che ci foderai la testata del letto di mio cugino. Penso a tutti quelli che non hanno completato l'album Panini per colpa di Celeste Pin... Credo che se cercassi ben bene da qualche parte, in fondo a qualche cassetto, un pacchetto di Celeste Pin legato con un elastico salterebbe fuori...
P.S.: Celeste Pin, se ci sei batti un colpo!
Vabbé la settimana corta (causa Milano ho posticipato a martedì il travaglio quotidiano) ma finirla in questo modo... Per colpa di uno sbalzo di corrente si sono bruciati nell'ordine il plotter, la fotounità , la sviluppatrice e la stampante digitale professionale. Con buona pace dello stagista - che avrebbe dovuto stampare una cinquantina di manifesti urgenti, un numero non meglio precisato di etichette adesive, una serie di locandine e che adesso sta bellamente conversando alla macchinetta del caffé - e con diletto del montaggista che in mancanza di pellicole ha deciso di tornarsene a casa. Io no, perché le bozze si possono inviare via e-mail in formato pdf...
L'ho sempre detto che troppa tecnologia è deleteria.
Il turno sindacale di assistenza neonatale dalle nove di sera all’una di notte mi consente di leggere in modo continuativo (mia nipote è di un buono oltre gli standard, mangia e dorme...). Dopo le 647 pagine delle “Metamorfosi†(in italiano e latino, anzichenò) mi sono tuffata nel viaggio in macchina attraverso gli
States di
Bill Bryson. Una cronaca ironica, divertente, esilarante (con scoppi di risa improvvisi che mettevano a duro rischio il riposino della lattante) e dissacrante di ventiduemila e passa chilometri a bordo della Chevrolet di mammà . Gli Stati Uniti (“tranne i dieci del sudâ€) visti con l’occhio di un americano vero (nato nello Iowa, scappato a Londra per vent’anni e poi tornato indietro) e raccontati con uno stile personalissimo a metà tra la narrazione pura e aneddoti tra amici.
Bill Bryson,
America perduta. In viaggio attraverso gli Usa, Universale economica Feltrinelli, 1997.
Addì 23 novembre 2005, alle ore 13.05 si rilevava contravvenzione per motivi di ordine pubblico alla signora T. (sta per Tappetta, obviously - ndr), nata a (omissis) il (omissis) e residente a (omissis) in via (omissis). La succitata signora T. trovavasi ferma in fila al semaforo sito all'incrocio tra la via (omissis) e la via Nazionale quando, allo scattare della segnalazione di libero (verde), sollecitava l'autoveicolo che la precedeva con ripetuti segnali luminosi in quanto che l'autoveicolo non si muoveva, essendo il suo guidatore impegnato in una concitata conversazione al telefono cellulare (cosa peraltro vietata dalla vigente normativa stradale). La succitata insisteva nelle segnalazioni luminose e allo scattare del segnale di attenzione (giallo) sollecitava nuovamente il veicolo precedente con segnali acustici (strombazzando a più non posso) - imitata, tra l'altro, da altri veicoli appresso in coda - e anche in questo caso il guidatore non dava cenni di aver inteso. Allo scattare del segnale di stop (rosso) la succitata T. inveiva verbalmente nei confronti del malcapitato - e sconsiderato - guidatore del veicolo di cui sopra, il quale si è visto oggetto di insulti di ogni genere e grado, insulti che non si sono esauriti alla di lui persona ma ne hanno coinvolto i familiari di sesso femminile a lui più prossimi. L'incresciosa scena si è conclusa al di nuovo scattare del segnale di libero (verde), al che il guidatore ha avuto la malaugurata idea di chiudere la conversazione al cellulare e fare un gesto con il braccio - ora libero - inteso come un invito a recarsi, la signora, in un luogo non molto ameno e assai oscuro e poco consono al suo grado. Al che la signora ha coinvolto, nella lunga lista di destinatari degli improperi, la parentela tutta del guidatore fino alla quinta generazione. Sarebbe anche stato rilevato un tentativo di corruzione nei confronti di un camionista che proveniva in senso contrario, al quale la signora avrebbe pensato di offrire denaro per "caricare di mazzate" (testuale) il temerario. La signora si augura di non incrociarlo mai più nel tragitto, durante la pausa-pranzo, onde evitare di incorrere in pesanti sanzioni (lei) e dolorose manifestazioni d'ira (lui).
È denominata The Keith Haring Show, ma avrebbe dovuto più correttamente intitolarsi The Keith Horror Picture Show.
Ripeto: che peccato.
Il solito dramma-pranzo è stato brillantemente risolto, oggi, da una sortita in zona S. Babila, dove baby mi ha portato a viva forza (la mia smorfia di contrarietà era piuttosto eloquente) alla ricerca di una trattoria segnalata come una rarità , soprattutto se considerata in quel contesto. L'insegna prometteva bene, devo ammetterlo, però... il fato ha deciso di farci tornare al buon vecchio "Caffé Arcadia" (via Fatebenefratelli, di fronte alla Questura) perchè la trattoria da sperimentare era momentaneamente chiusa.
"Chiuso per lutto? Chiuso per lutto? Vabbé che non ci volevi andare, però..."
"Dai, sarà per la prossima volta. Ci vengo, giuro"